A tutto DAMS! 2025 - “Libertà va cercando, ch’è sì cara”. Artisti teramani, fra continuità e intersezioni

MOSTRA DIDATTICA

 “Libertà va cercando, ch’è sì cara”.  
Artisti teramani, fra continuità e intersezioni

📍 Castello Della Monica, Teramo
📅 13 dicembre 2025 - 28 febbraio 2026 

Venanzo CROCETTI, Volo d'Angelo, 1985-1990, Teramo, Pinacoteca Comunale, Depositi

“Libertà va cercando, ch’è sì cara” è un celebre verso della Divina Commedia di Dante Alighieri. La mostra assume questo verso come chiave interpretativa per indagare il lavoro di vari artisti, teramani e in diversi casi non teramani, attraverso il tema della libertà, intesa come condizione mutevole e profondamente sfaccettata. In linea con il concept generale del progetto A tutto DAMS!2025, la libertà viene osservata come una dimensione della vita e del lavoro nell’arte visiva, che prende forma attraverso i gesti, i segni, le scelte formali, gli sguardi e i corpi rappresentati, nel rapporto con la realtà e con il sacro, così come nella capacità dell’immagine di evocare, proteggere o sovvertire.

I tre piani del Castello Della Monica articolano il percorso espositivo in altrettanti movimenti, concepiti come tappe progressive di una riflessione sulla libertà. Al piano terreno si collocano le libertà originarie, ovvero quei momenti fondativi in cui l’artista definisce il proprio sguardo sul mondo e i principi del proprio linguaggio. Al primo piano, le libertà mature restituiscono uno sguardo ormai consapevole, capace di confrontarsi con tensioni simboliche, relazioni complesse, differenze identitarie e sociali. Il secondo piano introduce infine una dimensione ulteriore e radicale: quella della libertà della vulnerabilità, in cui la libertà non si afferma attraverso il controllo o la mediazione formale, ma attraverso l’esposizione del corpo e la sua presenza fragile nel presente.

Nelle sale del piano terreno emerge la nascita dello sguardo: la libertà dell’immagine e del volto, le prime affermazioni dell’identità femminile, il silenzio come territorio di ascolto, il linguaggio artistico come luogo di formazione e di rottura. Cesare Averardi, Gennaro Della Monica, Maria Palma Mezzopreti, Giosetta Fioroni, Venanzo Crocetti e Antonio Gualtieri Paternò compongono un mosaico di umanità osservata, interpretata e reinventata, in cui la libertà coincide con la possibilità di dare forma a una visione personale e consapevole.

Il primo piano apre a libertà più complesse, affrontate attraverso le opere di Cesare Averardi, Pasquale Celommi, Luca Crippa, Pasquale De Antoniis, Giovanni Melarangelo, Raffaello Pagliaccetti e Gianni Tarli. Qui il colore diventa emotivo e psicologico; il corpo si manifesta come esperienza sociale, teatrale o contemplativa; il sacro emerge come sfera del rito e della collettività; il volto femminile come enigma e luogo di definizione identitaria. Le sezioni dedicate al simbolo e al nudo intrecciano astrazione, iconografia e tradizione accademica, mostrando come la libertà possa costruirsi anche nel dialogo con codici storicamente condivisi.

Il secondo piano, con le due fotografie di Paolo Di Giosia, concentra l’attenzione sulla libertà della vulnerabilità. I corpi nudi, collocati in residenze signorili abbandonate, si confrontano con spazi segnati dal tempo, dalla perdita di funzione e dalla memoria. Qui la libertà non è più mediata dalla tradizione, né dalla rappresentazione ideale, ma si misura con l’esposizione, la fragilità e la presenza reale del corpo. L’immagine fotografica sposta il discorso sul nudo dal terreno dell’esercizio formale a quello dell’esperienza vissuta, interrogando in modo diretto lo sguardo contemporaneo e il suo rapporto con l’abbandono, la storia e la verità della materia umana.

La mostra è intenzionalmente concepita per aprirsi a letture sussidiarie e persino divergenti. I continui dialoghi tra artisti teramani, dal XIX secolo al tempo presente, e altri non teramani mettono in relazione opere e autori talora lontani nel tempo e nella geografia, ma accomunati dalle stesse urgenze e dalle stesse domande: come si costruisce un’immagine? Quale volto, quale corpo, quale identità può essere rappresentata? Quali spazi dell’interiorità possono essere evocati senza bisogno di parole? Come si libera il colore, come si scioglie la forma, come si riconosce e rappresenta l’Altro? Sotto il profilo museologico, appare inoltre centrale il confronto proficuo tra le collezioni della Pinacoteca Civica, che era e resta la più importante istituzione artistica di Teramo, le collezioni private e il Museo dell’Università degli Studi di Teramo, di particolare rilievo nel settore del contemporaneo. Questo dialogo, oltre a rispondere a un’esigenza fortemente sentita dalla cittadinanza, genera un ecosistema museale capace di restituire in termini più ricchi, aggiornati e plurali la complessità del territorio.

La mostra invita infine il visitatore a un percorso di riconoscimento reciproco. Ogni artista qui riunito cerca una forma di libertà diversa, talvolta fragile, talvolta radicale, ma sempre condivisa: una libertà costruita attraverso l’immagine, il gesto e il pensiero, che travalica i decenni e interroga il nostro presente. Così, la comunità artistica teramana emerge come laboratorio vivo, luogo di continuità e di intersezioni, di memorie e di aperture. E la libertà, più che un punto d’arrivo, si rivela un cammino: una ricerca che continua. Ogni giorno.

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