Piano terreno - Sala 5 (Libertà del silenzio)

MOSTRA DIDATTICA

 “Libertà va cercando, ch’è sì cara”.  
Artisti teramani, fra continuità e intersezioni

📍 Castello Della Monica, Teramo
📅 13 dicembre 2025 - 28 febbraio 2026 
                                                                                                           

Piano terreno – Libertà originarie

Sala 5 - Libertà del silenzio


Antonio Gualtieri Paternò, Senza titolo, 2016, Teramo, Museo dell’Università degli Studi di Teramo
 
Nel lavoro di Paternò il silenzio è materia che struttura l’opera. L’immagine appare sospesa, rarefatta, nutrita di vuoti più che di presenze. Questa sottrazione invita lo spettatore a un’esperienza interiore, dove la libertà consiste nel liberarsi dal superfluo e dall’eccesso narrativo. Il silenzio diventa così un dispositivo di conoscenza, capace di aprire spazi di ascolto e di meditazione.
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Lettura di Filosofia della scienza, keeper Davide Fazio
In quest’opera dominata da una superficie quasi vuota, segnata solo da lievi abrasioni e tracce ai margini, il tempo sembra sospeso, sottratto a ogni evento riconoscibile. Questa sospensione visiva richiama la distinzione formulata da Newton tra tempo relativo e tempo assoluto. Il primo è il tempo che misuriamo con gli orologi, fondato sulla successione di eventi: come le lancette che avanzano, così le tracce sulla tela registrano soltanto mutamenti contingenti. Il tempo assoluto, invece, è impercettibile, una durata pura che scorre indipendente dagli avvenimenti. L’opera, apparentemente priva di movimento, sembra richiamare questa dimensione invisibile. Tuttavia, se il moto rettilineo uniforme è percorrere “spazi uguali in tempi uguali”, individuare “tempi uguali” sarebbe impossibile senza un “orologio assoluto”. Newton lo identifica nel moto dei pianeti, che approssimano uno scorrere uniforme. Tuttavia, l’accuratezza di una misurazione da parte di uno strumento richiede sempre una misurazione da parte di uno strumento più accurato. Ciò genera un regresso all’infinito. Per cui, come la superficie di questa opera, anche il tempo assoluto rimane dunque assunto, sospeso, ma mai realmente percepito.

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